Rockerilla magazine May 2002

Review by Fernando Fanutti.



múm - Finally we are no one (FatCat)

múm: Gunnar e Örvar, due amici divisi tra hardcore ed elettronica,e Kristín e Gyda, due sorelle gemelle alle prese com la musica clássica e la scrittura di musica dall'età di nove anni, modelle per caso nella copertina di un disco dei Belle and Sebastian; un esordio acclamato che non di colone sonore teatrali e più recentemente da una nuova colonna Sonora per La Corazzata Potemkin.
múm: un'altra band dall'Islandia di cui riesce difficile tracciare i ruoli, i confine e il percorso discografico: dopo "Yesterday was dramatic, today is ok" del 2000 per la Thule Records (e conseguenti remixes contenuti in The Ballad of the Broken Birdie Records), il quartetto ha pubblicato "Please Smile my noise bleed" per la Morr Music, mentre "Finally we are no one" esce per la FatCat; dunque, questo nuovo album `il secondo o il terzo?
Il singolo "green grass of tunnel" prorompe piano dall'impianto e sale sale con una melodia romantica e ascendente in cima alla quale c'è la voce delle sorelle Valtýsdóttir: un'onda dicalore ci prende al basso ventre, ché non é cosa commune coniugare rigore minimale e fervore melodico. Dita curiose scandagliano il pianoforte e intrecciano note alla fisarmonica in "We have a map of the piano"; "Don't be afraid, you have just got your eyes closed" è una filastrocca impalpabile sospesa tra minuetto e breakbeat; "Now there's that fear again" è una balata inquietante, magistrale pop alla rovescia, la title track ci inonda di pace sensuale e "The land between the solar systems" è pura psychedelia che ci proieta nello spazio infinito. Con il passare dei mesi, questi impasti sempre morbidi di sintetizzatori e chitarre e trombe, computer e violoncello e fisarmonica ci erano entrati nel cuore: "Finally we are no one" non delude le nostre frementi aspettative. È vero che dopo la beatificazione di Björk el'esplosione dei Sigur Rós, passando per Emiliana Torrini e i GusGus, qualsiasi cosa arrive dall'Islanda suscita smodati entusiasmi, ma i múm possiedono davvero quell tocco magico che serve per fare grande musica: muovono dalla tradizione del Novecento attraverso l'esperienza minimale per arrivare al pop più ammaliante, con la leggerezza e la libertà proprie del genio. Il primo caso dell'anno.



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